Galli, galline e violini
Tutto ha origine da una bella gallina, indecisa e un po’ sbadata. E’ sul ciglio di una strada che si snoda nella campagna arsa da sole e cincischia. Non sembra esserci nessuno e la gallina, con passo esitante, decide si attraversare. In quel momento arriva la macchina guidata dall’agente Gallo. L’agente Gallo fa di tutto per evitare la gallina (Gallo…gallina…che fosse voluto?), sterza con forza ed esce di carreggiata, finendo contro un’auto parcheggiata (e la gallina alla fine non l’ha nemmeno evitata, povera bestia). Sull’auto c’era anche Montalbano. Scendono, lasciano un biglietto sull’auto e se ne vanno.
Dopo “tanticchio” però, non ricevendo nessuna “tilifonata” dal proprietario dell’auto, Montalbano si insospettisce e così penetra nella villa (e che villa!!!) del proprietario dell’auto e scopre il cadavere di una donna bellissima, completamente nuda. Quando cominciano le indagini, Montalbano si trova a doversi contendere il caso con la polizia del paese confinante (la villa era proprio a cavallo) e si trova, quindi, sul luogo del delitto con l’altro commissario. Qui c’è una scena che mi piace molto in cui Montalbano dà prova di grande signorilità ed eleganza. Per non esporre la donna inutilmente agli occhi di tutte quelle persone, la copre con un accappatoio trovato in bagno. Per questo motivo, viene accusato di alterare la scena del delitto dall’altro commissario che si dimostra, oltre che incapace di trovare la pista giusta, completamente privo di stile.
Diego P.
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